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domenica 16 aprile 2017

DOMÍNICA RESURRECTIÓNIS " Santa Messa "Non Una Cum" gli apostati idioti vaticanosecondisti...

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EPISTOLA
Léctio Epístolæ B. Pauli Ap. ad Corínthios, I, 5, 7-8 
 
Fratres: Expurgáte vetus ferméntum ut sitis nova conspérsio, sicut estis ázymi. Étenim Pascha nostrum immolátus est Christus. Ítaque epulémur: non in ferménto véteri, neque in ferménto malítiæ, et nequítiæ: sed in ázymis sinceritátis et veritátis.
M. - Deo grátias.
 
 
Fratelli, togliete via il lievito vecchio, per essere pasta nuova, poiché siete azzimi. E infatti Cristo, nostra Pasqua, è stato immolato!
Celebriamo dunque la festa non con il lievito vecchio, né con lievito di malizia e di perversità, ma con azzimi di sincerità e di verità.
M. - Deo grátias. 

"Il grido lacerante dell’Uomo-Dio attraversa le tenebre della storia dell’uomo decaduto; è l’ora culminante dell’agonia in cui Gesù Cristo assume tutti i peccati che devastano l’anima umana".

LA DIVINA PASSIONE DI NOSTRO SIGNORE GESÙ CRISTO

L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Quando si medita sulla somma violenza e intensità dei dolori sofferti dal Signore nella Sua Passione, dall’Agonia nell’Orto di Getsemani alla Morte, si capisce che solo l’Amore divino poteva sopportarli con quelle santissime parole.
E come non meditarla sempre, specialmente ora che conosciamo particolari medici di quelle laceranti sofferenze fisiche, che ci hanno aperto le porte della salvezza?
Per avvicinarle, cominciamo dalle ricerche mediche del chirurgo e medico legista francese Pierre Barbet, per cui «si poteva ormai essere certi che la morte di Gesù in croce era avvenuta per contrazione tetanica di tutti i muscoli e per asfissia… Io sono soprattutto un chirurgo; ho insegnato a lungo. Per 13 anni sono vissuto in compagnia di cadaveri; durante la mia carriera ho studiato a fondo l’anatomia. Posso dunque scrivere senza presunzione».
«Gesù entrato in agonia nell’orto del Getsemani – scrive l’evangelista Luca – pregava più intensamente. E diede in un sudore come di gocce di sangue che cadevano fino a terra». Il solo evangelista che riporta il fatto è un medico, Luca. E lo fa con la precisione di un clinico. Il sudar sangue, o ematoidròsi, è un fenomeno rarissimo. Si produce in condizioni eccezionali: a provocarlo ci vuole una spossatezza fisica, accompagnata da una scossa morale violenta, causata da una profonda emozione, da una grande paura. Il terrore, l’angoscia terribile di sentirsi carico di tutti i peccati degli uomini devono aver schiac­ciato Gesù. Questa tensione estrema produce la rottura delle finis­sime vene capillari che stanno sotto le ghiandole sudori­pare… 


 Il sangue si mescola al sudore e si raccoglie sulla pelle; poi cola per tutto il corpo fino a terra… E Gesù s’è sentito abbandonato perfino dagli apostoli addormentati, e sa che sarà tradito da Giuda.

venerdì 14 aprile 2017

In Passione et Morte Dómini "Non Una Cum" gli apostati asini Vaticanosecondisti...

 Una volta suonata la nostra ultima ora,
cessati i battiti del nostro cuore, tutto sarà finito per noi,
ed il tempo di meritare e quello pure di demeritare.
Tali e quali la morte ci troverà,
ci presenteremo a Cristo giudice.
I nostri gridi di supplica, le nostre lacrime,
i nostri sospiri di pentimento,
che ancora sulla terra ci avrebbero guadagnato il cuore di Dio,
avrebbero potuto di noi fare,
con l'aiuto dei sacramenti, da peccatori dei santi,
oggi più a nulla valgono;
il tempo della misericordia è trascorso,
ora incomincia il tempo della giustizia.

San Pio da Pietrelcina
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giovedì 16 marzo 2017

"Sommo Bestemmiatore usurpatore in Vaticano"...

Con Francesco al mio lato, inferno assicurato
«Chiunque ami la verità odia l’errore,
e questo orrore dell’errore è la pietra di paragone con cui si riconosce l’amore per la verità.
Se non ami la verità, potrai dire che l’ami e farlo anche credere;
ma si può star certi che, in questo caso, mostrerai mancanza di orrore per ciò che è falso, e da ciò si riconoscerà che non ami la verità»

(Ernest Hello)





Quando si tratta di presentare i detti e i fatti di Francesco, è impossibile non imbattersi in blasfemie disseminate dappertutto, qualunque sia il tema trattato o l’azione compiuta. Se ho deciso di dedicare un articolo ad alcune delle sue innumerevoli blasfemie, è stato con la precisa finalità pedagogica di porre in rilievo le più «eclatanti», di modo che i cristiani, prendendo coscienza della malizia e dell’empietà inqualificabili di quest’uomo insensato, possano evitare le sue trappole diaboliche e non rimanere sedotti dal falso Vangelo che egli predica, né dal Cristo adulterato che egli presenta ingannevolmente al mondo, facendosi forte dell’immenso prestigio e della grande autorità morale legate alla sua investitura.

Ritengo necessario aggiungere anche che: a voler indicare un tratto distintivo del pontificato di Francesco, un marchio di fabbrica che lo caratterizzi adeguatamente, un comune denominatore che dia coerenza alle sue parole e ai suoi gesti, un canovaccio sempre presente in tutto ciò che dice e fa, senza dubbio si dovrà parlare di blasfemie. Francesco, infatti, le profferisce con la stessa naturalezza con cui respira, emettendo improperi contro ogni cosa sacra con un’abilità consumata, un piacere diabolico e una prodigiosa indecenza.

Vediamo allora alcune di queste continue e multiformi espettorazioni bergogliane:
«E io credo in Dio. Non in un Dio cattolico, non esiste un Dio cattolico, esiste Dio» (1).

Quest’unica frase, pronunciata sei mesi dopo la sua elezione, e che fu oggetto di una copertura mediatica planetaria, sarebbe dovuta bastare per suscitare una condanna inappellabile di questo incredibile offensore argentino. Ma non c’è stata condanna, né altro che potesse assomigliarle. Non c’è stata nemmeno una timida richiesta di rettifica o, quanto meno, di chiarimento semantico. Eppure, era la prima volta nella storia della Chiesa che un «Papa» negava l’esistenza del Dio cattolico: peraltro in un modo non certo accomodante.

Questa grave assenza di reazioni prova a sufficienza lo stato di deterioramento spirituale, intellettuale e morale dei cattolici; si tratta di un indizio certo della incredibile indifferenza che nutre il mondo cattolico riguardo alla fede, e questo nonostante una frase esplosiva come poche e di facile e immediata comprensione.

Se poi a qualcuno sembrasse che la detta frase sarebbe suscettibile di ricevere un’interpretazione benevola e ortodossa, in conformità col magistero, e non fosse in grado di cogliere in essa una colossale empietà, l’odio per Dio e la Sua Chiesa espresso ad un grado parossistico, con tutta la malizia del diavolo che parla per bocca di quest’uomo iniquo, mi troverei obbligato a dire che siamo al cospetto di un problema molto serio e che sarebbe meglio che costui si scrollasse di dosso la sonnolenza spirituale che l’affligge, prima che sia troppo tardi…

lunedì 13 marzo 2017

"Ogni ovile è spiato da ladri e malandrini, che agognano di farne il campo delle loro ruberie".

DISCORSO DI SUA SANTITÀ PIO PP. XII 
AI PARROCI E AI QUARESIMALISTI DI ROMA
Sala del Concistoro – Venerdì, 27 marzo 1953

Ecco, diletti figli, una Udienza, alla quale non avremmo potuto rinunziare. Appena le Nostre forze Ce lo hanno permesso, Ci siamo affrettati a chiamarvi intorno a Noi, per trattenerCi un poco con voi, per parlarvi col Nostro cuore ancor più che con le Nostre labbra.
La vostra presenza qui Ci è motivo di profondo gaudio e Ci spinge a manifestarvi la Nostra più viva letizia; se infatti tanta gioia Ci procura sempre l’incontro coi fedeli di Roma, quanto più grande deve essere quella di poterCi trovare con voi, che dividete col Vescovo dell’Urbe, col vostro Vescovo, le ansie, le trepidazioni, i timori, le speranze, in una parola, le cure pastorali?
Vi diamo dunque, amati Parroci di Roma e Predicatori quaresimalisti, il Nostro paterno benvenuto, nella speranza che quanto saremo semplicemente per dirvi non solo servirà in qualche modo alla efficacia del vostro ministero, ma giungerà anche alle menti e ai cuori di non pochi romani, nel campo delle vostre apostoliche fatiche.
Voi ben sapete come la Sacra Scrittura, quando parla della Chiesa, usa — secondo le circostanze — immagini architettoniche, sociali, antropomorfe. Così la Chiesa è un edificio costruito sopra una « pietra » fondamentale, tanto saldo che nessun impeto di uomini o di demoni varrà a farlo crollare (cfr. Matth. 16, 18); è un regno, le cui chiavi sono in mano di colui che ebbe da Gesù. Re eterno, la potestà di legare e di sciogliere sulla terra e nel cielo (cfr. Matth. 16, 18-19); è un corpo, le cui membra sono i fedeli e le cui operazioni sono governate dal Capo che è Gesù, rappresentato dal Vicario di Lui sulla terra (cfr. Rom. 12, 4-6: 1 Cor. 12, 12-27; Eph. 4, 4).

Ma vi è un’immagine, sulla quale — come vi è noto — Gesù sembra insistere in modo particolare, intrattenendosi a indicarne gli elementi, a spiegarne il significato, a proporne le applicazioni pratiche: la Chiesa è un ovile, che ha un Pastore supremo invisibile, Cristo stesso, il quale però volle che facesse le sue veci sulla terra un Pastore visibile, il Papa.
Per confidarCi con voi — come fa un padre coi figli più vicini e più cari — Noi vi diciamo che pochi passi del Vangelo sono stati e sono oggetto delle Nostre meditazioni quanto quello che descrive la Chiesa come un ovile e qualifica il suo Capo col titolo, umile insieme e grande, di Pastore (Io. 10, 1-18). Poche voci, per conseguenza, risuonano tanto insistentemente — vorremmo dire: tanto imperiosamente, — alle Nostre orecchie e s’imprimono tanto profondamente nel Nostro cuore come questa: Tu es pastor ovium.
Non vi dispiaccia dunque che il Vescovo, il Pastore di Roma, rimediti con voi quella pagina, riascolti con voi quella voce. Nello scorso gennaio, ricevendo la parrocchia di S. Saba, procurammo di rivolgerCi specialmente ai fedeli, indicando loro le mete da raggiungere, invitandoli ad entrare, per così dire, in santa gara coi fedeli delle altre parrocchie dell’Urbe. Intendevamo — fra l’altro — di proporre un semplice e pratico modello, che potesse essere utile a quanti nel settore parrocchiale desiderano lavorare all’attuazione del « mondo migliore da Dio voluto » (Esort. 10 febbraio 1952). Oggi, quasi a complemento di ciò che allora dicemmo, C’indirizziamo particolarmente a voi, dilettissimi sacerdoti, cooperatori, — ognuno nel proprio territorio, — del Vescovo presso il popolo romano, parte tanto eletta dell’ovile universale di Cristo. Perciò Noi diremo a ciascuno di voi: tu es pastor ovium. La parrocchia, che Gesù per mezzo Nostro ti ha affidata, è anch’essa un ovile, e tu ne sei il pastore.



Ora l’opera del pastore, l’opera quindi di ciascuno di voi, dovrà essere primieramente di difesa dai ladri. Ogni ovile è spiato da ladri e malandrini, che agognano di farne il campo delle loro ruberie. Quando essi si accostano all’ovile e furtivamente vi penetrano, non hanno che un fine : rubare e fare strage: Fur non venit visi ut furetur et mactet et perdat (Io. 10, 10).
Dovete quindi e innanzi tutto studiarvi di individuare e riconoscere i ladri, badando di non lasciarvi guidare da un certo semplicismo, che farebbe volgere la vostra attenzione, le vostre precauzioni verso una sola parte. Come nel gran mondo della Chiesa universale, così nel piccolo mondo della parrocchia, il nemico » sembra uno, ma è molteplice. Noi lo avvertimmo — se ben ricordate — dinanzi alla immensa moltitudine degli Uomini di Azione Cattolica nella radiosa giornata del 12 ottobre scorso. Vi è bensì — sarebbe impossibile di non accorgersene —un nemico che tiene tutti particolarmente in ansia; esso diventa ogni giorno più minaccioso, e insidia e assalta con tutti i mezzi e senza esclusione di colpi; ma questo nemico è divenuto fra tutti il più facilmente riconoscibile.
Altri nemici, o — se volete, — lo stesso « nemico » sotto diverse forme e spoglie, occorrerà scoprire. Si avvicinano spesso vestiti da agnelli, « in vestimentis ovium » (Matth. 7, 15). Bisognerà quindi adoperarsi affinché i fedeli li riconoscano dalle opere; dalle piante, cioè, che per causa loro, nascono e crescono nel campo di Dio, come pure dai frutti che su quelle piante maturano : « a fructibus eorum ».

A tal fine gioverà mostrare quanto disorientamento e quali tenebre s’incontrano spesso là dove prima era tutto uno splendore di luce; additare l’odio che opprime certi cuori, già dilatati nell’amore operoso; la discordia e la guerra che infuriano là dove regnava la pace; la torbida passione che sconvolge gli animi là dove era il candore della purezza. Il « nemico » disanima i giovani, estinguendo in loro la fiamma dei supremi ideali; priva i bambini della innocenza, riducendoli a piccole furie ribelli contro Dio e contro gli uomini. E quando vedrete i poveri privati delle loro più alte e consolanti speranze e certi ricchi chiusi in un pervicace egoismo; quando rimarrete tristi davanti a focolari, dove gli sposi gemono nel freddo, perché si è spento il fuoco dell’amore; dite : ecco, è venuto il ladro; ecco, è venuto il nemico, ed è venuto ut furetur et mactet et perdat, per rubare e portare lo scompiglio e la morte.
Contro questo multiforme nemico bisognerà reagire con l’impeto del padre che difende i suoi figli e con la prontezza che un dovere così urgente e tremendo impone.
Noi sappiamo che i Nostri parroci romani vigilano insonni e si affaticano e si affannano per evitare la strage nel proprio ovile, o almeno per ridurne il danno. Ognuno di voi è, con Noi, pastore nell’ovile : tu es pastor ovium.
Ma ecco un’ansia di Gesù. Se, a guardia dell’ovile, invece del pastore buono, vi fosse soltanto un mercenario, potrebbe avvenire che il gregge rimanesse incustodito, o andasse addirittura disperso, appena che si facesse sentire l’urlo dei lupi, avidi di preda, pronti all’assalto : Mercenarius . . . vidit lupum venientem et dimittit oves et fugit, et lupus rapit et dispergit oves (Io. 10, 12). Oggi le condizioni del clero difficilmente possono essere un motivo di umana attrattiva, come erano forse in altri tempi. In un mondo preso, come non mai, nella rete dell’interesse, agitato dalla frenesia del piacere e tormentato dalla sete di dominio, il sacerdozio è ed appare come qualche cosa di raramente appetibile per coloro che volessero rimanere nel mondo appartenendo al mondo. Voi, diletti figli, vi sforzate di dare splendente esempio di distacco da quanto potrebbe darvi l’apparenza di «impiegati », che nel lavoro non vedessero nè cercassero altro fuorché una mercede — giusta, del resto — che valga a procacciare loro il necessario sostentamento.

venerdì 10 marzo 2017

«Roma perderà la Fede e diverrà la sede dell’Anticristo»...



Sono sempre più quelli che vorrebbero rinviare Bergoglio ai suoi pascoli. Aspirazione giusta e saggia, ma impossibile nel pesante quadro degli inganni e tabù in corso.
Per superarli ai dovrebbe affrontare una cupa realtà che si può esprimere nella questione:
Il cattolico di questi tempi é ancora capace di capire il significato della virtuale presenza dell’Autorità di Dio per il bene e l’ordine in terra? Se lo fosse, sarebbe pure sgomento della Sua radicale lunga assenza precedente all’attuale «papa conciliare»! Sarebbe allora, capace di vedere, con gli occhi della fede, il vuoto spaventoso riguardante il Soglio di San Pietro, causa del sommo inganno del nostro tempo e d’ogni altro perfido inganno.
Parliamo della Sede della Verità occupata dal 1958 da chierici che, alieni alla Fede cattolica, inoltrano la fede conciliare ecumenista, a fatale danno dell’unica Chiesa della Fede in Gesù Cristo Re.
Eppure non mancarono gli avvisi maternali sulla perdita della fede a partire dal vertice della Sede romana Il 19 settembre 1846 a La Salette la Madonna profetizzò: «Roma perderà la Fede e diverrà la sede dell’Anticristo». Nel 1917, la Madre di Dio a Fatima segnalò che tale crollo fatale sarebbe più chiaro nel 1960.

La situazione attuale conferma quanto avvisato pure a Fatima da Maria, Regina dei Profeti, con la visione simbolica del massacro del Papa cattolico con tutto il suo seguito. La visione sarebbe più chiara da quando nella Sede di Roma subentrò il modernista Roncalli, Giovanni 23. Ciò fu possibile col voto in un conclave che ora il cattolico può e deve considerare nullo, in vista del falso e del male introdotto da G23 nella Chiesa. Costui riuscì ad ingannare i cardinali elettori sulle sue intenzioni col suo giuramento di fedeltà pontificale. Ma non ingannano le sue opere di segno modernista e massonico: “Li conoscerete dalle loro opere”, è il giudizio insegnato da Gesù.

venerdì 3 marzo 2017

La Babilonia Satanica Modernista...



 SUICIDIO ASSISTITO DELLA BABILONIA ROMANA DI PAGLIA E FANGO

Nessuno creda che mi metterò a parlare delle squallide questioni in voga sul suicidio personale e altro. Penso che quello che ci deve interessare è la matrice di tanto squallore, mascherato di libertà e dignità umana … di perdersi in eterno. Per salvare da tale perdizione il Signore è venuto per spartire la vita in questo mondo, fatta di fatiche, lacrime e sangue, ma che superata nel suo corso, può offrire la vera libertà, che è il desiderio di conoscere e arrivare alla Verità.
Pertanto il Signore creò la Chiesa, depositaria del Suo Sacrificio, che raccolse tutti i dolori, fatiche, lacrime e sangue, dovuti agli errori e peccati degli uomini. A noi spetta onorarlo con amore e riconoscenza per beneficiare di quel riscatto di cui non saremmo mai capaci da soli. Perciò parto sempre dalla questione principale.
La missione della Chiesa è, quindi, l’insegnamento di questa partecipazione nell’onore e amore di Cristo Signore, gloria di Dio e speranza nostra in mezzo ai molti deliri e delitti umani, da testimoniare per carità, affinché siano evitati, mentre preghiamo di esserne preservati, sempre nel Sacrificio affidato alla Santa Chiesa, fortezza della fede (Dn). Quando manca la sua difesa nel Santuario è l’ora di tutte le abominazione della desolazione finale. Ci siamo?
Ecco su cosa vigilare, coscienti che già avvenne l’abbandono della sua difesa, e che ora continua nella Sede che era della Chiesa, ora occupata da altri per avviare lavori di demolizione ecumenistica, accompagnate da profusi e scandalosi  casi di «communicatio in sacris». Ma per le questioni gravi della società sono cani muti.

Lavori in corso ma tenuti segreti?
Sembra che le trame per l’aggiornamento bergogliento della liturgia sia roba segreta, conosciuta solo attraverso voci nei corridoi vaticani. Ma il fatto che circolino è solo un segnale che si vuole andare oltre lo scempio che si conosce dal 1967 del «novus ordo missae» NOM! Si tratterebbe de una commissione mista di cattolici, luterani e anglicani il cui lavoro sarebbe coperto da silenzio stampa! Ma come, abbiamo foto di Paolo 6 con la sua commissione di protestanti di allora, e la promessa della sua evoluzione continua per mettere a punto una messa a cui sia possibile la partecipazione di tutte le confessioni «cristiane»; gli ortodossi sono caso aparte.

«L’ipotesi prevede una prima parte di liturgia della parola, che non presenta problemi; dopo il riconoscimento dei peccati, e la richiesta di perdono a Dio, e la recita del Gloria, ci sarebbero le letture, e il Vangelo.
«Sarebbe allo studio il problema del Credo. Le Chiese protestanti, pur riconoscendo il Simbolo Niceno-Costantinopolitano, recitano di preferenza il Credo apostolico. La Chiesa cattolica li alterna. In fondo neanche questo punto dovrebbe costituire un problema maggiore.
«Così come la presentazione delle offerte, anche se da studiare con attenzione, non sembra offrire ostacoli maggiori al progetto. [L’offertorio è già stato liquidato dal NOM].
«Il nodo centrale è quello dell’eucarestia. La visione cattolica dell’eucarestia differisce profondamente da quella luterana e di altre confessioni protestanti. E naturalmente la liturgia in questo momento così fondamentale, in cui per i cattolici avviene la transustanziazione (non così per i riformati) non può non essere diversa per i diversi celebranti.
«Ma come celebrare una liturgia comune dividendosi chiaramente, nell’enunciazione, proprio al culmine dell’evento? Una delle possibili soluzioni prospettate sarebbe il silenzio. Vale a dire che dopo il Sanctus, nel momento in cui normalmente durante la Messa vengono pronunciate le parole: “Padre veramente Santo …” i celebranti potrebbero tacere, ciascuno ripetendo mentalmente la ”sua” formula. La parola torna a regnare nella congregazione con la recita del Padre Nostro. Non è chiaro poi come si dovrebbero formare le file per ricevere l’eucarestia.
«Ecco, questo è quanto abbiamo sentito, e riferiamo. Una parziale conferma che ci sono, da qualche parte, dei lavori in corso, l’abbiamo avuta da questo articolo di Luisella Scrosati, su la Bussola Quotidiana, in cui si parla di un escamotage “trovato” nel Consiglio per la Promozione dell’Unità dei Cristiani, allora presieduto dal Cardinale Kasper, con il quale si riconosceva la validità dell’Anafora di Addai e Mari (preghiera eucaristica della Chiesa assira d’Oriente, più conosciuta come Chiesa nestoriana). Una preghiera che non conteneva le parole della consacrazione, “se non, come afferma il documento del 2001, ‘in modo eucologico e disseminato’, cioè non in modo esplicito (“Questo è il mio corpo… Questo è il calice del mio sangue”), bensì ‘sparse’ nelle preghiere che compongono l’anafora. Sarebbe perciò utilissima come principio giustificativo di una nuova preghiera eucaristica senza parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti”. Quella liturgia era dedicata solo alla Chiesa caldea e alla Chiesa assira, nel caso che ci fossero problemi pastorali. Ma figuriamoci se un dettaglio così minuscolo può avere peso nella febbre ecumenica attuale. De minimis non curat praetor…»

Parole consacratorie, che potrebbero urtare i fratelli protestanti?
Ma se da sempre la Chiesa del Signore è di scandalo per le religiosità umane! Si vergognavano i preti di Essa. Ecco che oggi sono molti dei suoi consacrati a volersi liberati proprio di quanto dava forza, ragione, difesa della vita nella Unam Sanctam. Che cosa rimane a loro? Fantasmi di paglia per il gran fallò della fine dei tempi! Erano liberi di suicidarsi, hanno fatto di questa libertà per l’inferno, un pegno da insegnare alle masse incretinite e apostate quanto loro!
In verità, la domanda da porsi per quelli che sperano vedere un giorno la Chiesa restaurata in una Cristianità che converte e salva, è semplice: – Quali furono i veri tarli che hanno minato le sue difese? La risposta viene dai Concili Ecumenici, ma più ancora dall’azione di Papi Santi.

lunedì 20 febbraio 2017

[ … ciascun fedele deve propagare agli altri la propria fede, sia per l’istruzione degli altri fedeli, sia per confermarli, o per reprimere gli assalti degli infedeli …]




Proponiamo una delle più belle e “scuotenti” encicliche di Leone XIII, datata 10. 1. 1890, zeppa di contenuti importantissimi per la fede cattolica, dedicata ai principali doveri del cristiano, doveri che la setta modernista attuale elude accuratamente, protesa demagogicamente solo a soddisfare i bisogni ed i “pruriti” dei suoi adepti che, pur nel peccato, nei sacrilegi, nelle scomuniche, nelle innumerevoli censure, continuano a reputarsi cattolici. Qui abbiamo un elenco di doveri dei cristiani, in particolare nei confronti delle autorità civili che imponessero leggi o costumi contrari alla morale cristiana ed agli insegnamenti religiosi, ricordando l’obbligo che si ha di obbedire a Dio piuttosto che agli uomini, specie se corrotti e guidati da intenti loschi e malvagi … notevole e perentorio è il passaggio che recita: “… però se le leggi dello Stato dovessero essere apertamente in contraddizione con il diritto divino; se dovessero essere ingiuriose verso la Chiesa, o contraddire i doveri della religione o violare l’autorità di Gesù Cristo nella persona del Papa, allora è doveroso resistere ed è colpa [sottolineiamo: colpa!] ubbidire”. C’è inoltre un’aperta condanna del laicismo e della pluralità religiosa, considerata come libertà di propugnare l’errore… figuriamoci poi l’ecumenismo attuale propagato dalla setta modernista-mondialista del “Novus Ordo”, costola attiva del progettato governo mondiale e delle religioni unite sotto l’egida giudeo-massonica. – Eccezionalmente illuminanti sono poi le espressioni sul dovere dei fedeli di conoscere e tutelare la dottrina cristiana, il pericolo dell’inerzia colpevole, l’impegno a professare e divulgare la fede cattolica, [ … ciascun fedele deve propagare agli altri la propria fede, sia per l’istruzione degli altri fedeli, sia per confermarli, o per reprimere gli assalti degli infedeli …],  le modalità di partecipazione alla vita politica senza falsa prudenza e falso zelo, per finire in brillantezza con l’educazione dei giovani, oggi totalmente disattesa e deviata opportunamente con ogni mezzo e da tutte le istituzioni, soprattutto in seno alla famiglia, [i padri … si sforzino di respingere in questo campo ogni intromissione ingiuriosa e rivendichino il diritto di educare come conviene i figli nel costume cristiano], famiglia che è germe della società divina, e richiamando alfine alla gravità dei doveri di ogni cristiano. – Ma non roviniamo queste pagine del Sacro Magistero che, lo ricordiamo a beneficio di coloro che sono oramai protestantizzati e massonizzati da mass media “teleguidati”, nonché da falsi prelati mai validamente ordinati, quindi laici in maschera di carnevale, è la voce del Vicario di Cristo in terra, e quindi è parola vivente di Gesù-Cristo-Dio:
“Sapientiæ Christianæ revocari præcepta, eisque vitam, mores, instituta populorum penitua conformati …”


S. S. Leone XIII
“Sapientiae christianae”
[De præcipuis civium chriastianorum officiis]
Lettera Enciclica

Richiamarsi ai precetti della sapienza cristiana e conformare profondamente ad essi la vita, i costumi e le istituzioni dei popoli è cosa che ogni giorno appare sempre più necessaria. Avendoli messi da parte, ne sono derivati mali così grandi che nessun uomo saggio può sopportare la presente situazione senza una grave preoccupazione, né guardare al futuro senza timore. – Si è realizzato un non comune progresso dei beni che riguardano il corpo e le cose materiali, ma tutta la natura sensibile, il possesso dell’energia e dell’agiatezza, se possono generare comodità e aumentare la dolcezza della vita, non possono soddisfare l’anima che è nata per destini più grandi e più alti. Contemplare Dio e tendere a Lui è la suprema legge della vita degli uomini, i quali, creati a immagine e somiglianza divina, sono fortemente invitati a possedere il loro Creatore. – Ma non si va a Dio con le tendenze e le esigenze del corpo, bensì con la conoscenza e l’affetto che sono atti dell’anima. È Dio, infatti, la prima e suprema verità, e la nostra mente non si pasce che di verità: alla santità perfetta e al sommo bene può aspirare e accedere soltanto la nostra volontà sotto la guida della virtù.- Quanto si dice dei singoli uomini, deve essere riferito anche alla società, sia domestica, sia civile. 

La natura infatti non ha creato la società perché l’uomo la seguisse come un fine, ma affinché in essa e per essa trovasse gli aiuti adatti alla propria perfezione. Se la società civile persegue unicamente le comodità esteriori e il culto della vita nel lusso e nell’abbondanza; se ignora Dio nella vita amministrativa e non si cura delle leggi morali, essa devìa terribilmente dal suo scopo e da quanto la natura prescrive, e non può essere considerata società e comunità di uomini ma una falsa imitazione e parodia di società. – Quei beni spirituali che – come abbiamo già detto – si ritrovano soprattutto nel culto della vera religione e nella costante osservanza dei precetti cristiani, li vediamo oscurarsi ogni giorno per dimenticanza o per fastidio degli uomini, cosicché quanto più grandi sono i progressi che riguardano la vita corporale, tanto maggiore è il tramonto dei valori che riguardano l’anima. Indizio significativo della diminuita e indebolita fede cristiana si trova nelle stesse ingiurie che vengono rivolte troppo spesso contro il nome cristiano, in piena luce e sotto gli occhi di tutti; in altri tempi, una società rispettosa della religione non l’avrebbe mai tollerato. Per queste cause è incredibile a dirsi quale grande numero di uomini si trovi in pericolo di perdere l’eterna salvezza. Ma le stesse città e gli Stati non possono restarne indenni a lungo, perché crollando gli ordinamenti e i costumi cristiani, inevitabilmente crollano anche le fondamenta della società umana. – Per difendere la pubblica tranquillità e l’ordine resta soltanto la forza: ma anche la forza pubblica diventa molto debole se scompare l’aiuto della religione: risulta più atta a creare schiavitù che obbedienza; raccoglie già in se stessa i semi di gravi disordini. – Il nostro secolo ha provato gravi, memorabili vicende, e non si sa se dobbiamo paventarne altre uguali. Pertanto il momento storico ci ammonisce da che parte bisogna cercare i rimedi, cioè ripristinare in tutte le componenti della vita sociale il modo cristiano di pensare e di agire della vita privata: questo è l’unico sicuro mezzo per eliminare i mali che ci affliggono e impedire i pericoli che ci sovrastano. – A questo, Venerabili Fratelli, è necessario che ci dedichiamo; a questo dobbiamo portare ogni nostro sforzo con il massimo impegno: per questa ragione, sebbene abbiamo già altrove trattato queste cose, quando Ci fu data la possibilità, Ci sembra tuttavia molto utile descrivere i doveri dei cattolici più chiaramente in questa Lettera: questi doveri, se osservati con ogni cura, saranno di grande utilità per la salvezza dei beni sociali. – Incorriamo quasi ogni giorno in grandi contrasti sui massimi problemi: ed è molto difficile non restare vittime di inganni, di errori e di vedere molti perdersi d’animo e soccombere.

"Fratelli, Voi, come am­ministratori dei Misteri di Dio, lasciatevi scuotere, vedendo che tutto ci viene rapito".

Lettera circolare di Sant'Atanasio a tutti i Vescovi - anno 340 « A tutti i miei confratelli Vescovi, agli amati Signori (Dominibus), Atanasio manda il saluto nel Signore!

Quello che abbiamo sofferto è terribile, ed è quasi impossibile il darne notizia in modo adeguato. Ma, allo scopo che l'orrore degli avvenimenti sia reso noto più celermente, ho creduto bene di ricor­dare un passo della Sacra Scrittura. Un levita, alla cui moglie si era inflitto la più grave vergogna - era una donna ebrea della tribù di Giuda - conscio dell'efferatezza del delitto e sopraffatto dall'offesa, fece a pezzi - come racconta la Sacra Scrittura nel Libro dei Giudici (Giud. XIX) - il cadavere della donna e mandò i pezzi a tutte le tribù d'Israele. Non solo lui, ma tutti dovevano prendere parte alla sof­ferenza per un delitto così grave. Avendo patito con lui, l'avrebbero anche vendicato. Ma se non volevano comprendere questo dovere, l'onta doveva col­pirli tutti, quasi fossero loro i delinquenti. I messag­geri annunciarono, ovunque, l'accaduto. Chi vide e udì, dichiararono: non essere successo nulla di simile dai giorni in cui i figli d'Israele erano usciti dall'Egit­to. Tutte le tribù d'Israele si commossero e, quasi fossero state esse stesse le vittime dell'obbrobrio, fe­cero lega tra di loro per combattere i malfattori. E costoro furono vinti in battaglia; e tutti ne ebbero ribrezzo. La Lega non guardò né si fece scrupolo di alcun vincolo di consanguineità, ma guardò solo, con sommo disprezzo, lo sconcio commesso.
Voi, miei Fratelli, conoscete la narrazione e sa­pete che cosa la Scrittura intenda significare. Non voglio fermarmi a considerarlo a lungo; tanto scrivo a studiosi che mi capiscono. M'affretto, piuttosto, ad attirare la Vostra attenzione sui fatti che si sono svolti adesso, e che sono assai peggiori del male ac­caduto allora. Tuttavia, ho voluto ricordare il rac­conto biblico perché possiate farne il paragone e ren­dervi conto che l'attuale crudeltà supera l'antica. Voi dovrete sentire uno sdegno anche maggiore di quello degli Israeliti, perché la persecuzione contro di noi supera di molto il torto inflitto al levita. La sua disgrazia non regge al confronto dell'impudenza odierna contro la Chiesa. Non si è mai sentito di peggio nel mondo intero, né alcuno ha mai sofferto un dolore più grande. A quei tempi, fu una donna a soffrirne lo scempio; fu un solo levita a soggiacere alla violenza. Ma, oggi, è l'intiera Chiesa che soffre.

martedì 7 febbraio 2017

Il progetto sacrilego Vaticanosecondista...

 
Il prossimo 13 Marzo verrà celebrato un rito anglicano nella Basilica di San Pietro, che sarà quindi profanata con una cerimonia di una setta eretica e scismatica. La notizia è ufficiale. Si noti che a questa cerimonia parteciperanno in sacris anche dei ministri cattolici. 

Ma non basta: è allo studio una riforma della Messa, ad opera di una commissione segreta composta da ecclesiastici designati da Bergoglio e da pastori anglicani e luterani. Tale commissione dovrà eliminare dalla liturgia cattolica quegli elementi ancora sopravvissuti nel Novus Ordo - invero ormai pochi, rispetto alla Messa tridentina - in vista del raggiungimento di una comunione in sacris con gli eretici. Ovviamente, per far ciò, sarà la dottrina sul Santo Sacrificio ad esser oscurata ulteriormente, così come l'esplicita menzione delle finalità della Messa, il dogma della transustanziazione ed il Sacerdozio ministeriale. 

giovedì 2 febbraio 2017

"Oh! Quale era al tempo di San Gregorio non è oggi. Così era allora piena di santi; la sua corte, piena di santissimi uomini, pareva un eremo"...

 Il brano è tratto dalla predica XI sopra Ezechiele, pronunciata nella prima metà del 1497.

Quare mater tua leaena? Che vuol dire, popolo cristiano, che la madre tua è leonessa e dorme e si riposa tra' leoni? Che vuol dire questo, Signore? Che canzone è questa? Che vuol dire madre leonessa? Io non ho madre leonessa; io ho paura della leonessa e del leone. No, dice il Signore; egli è cosa da poltroni avere paura. Sai tu quale è la tua madre leonessa? Ella è la Chiesa. I preti, i prelati, i principi, mettili tutti insieme: questi sono la madre, ma principaliter sono quelli che hanno cura delle anime. Questa tua madre soleva essere una bella donna, avere bei capelli, begli occhi, belle mani, belle poppe, bella bocca. Ella era tutta bella. Oh! Quale era al tempo di San Gregorio non è oggi. Così era allora piena di santi; la sua corte, piena di santissimi uomini, pareva un eremo; ma oggi sono piene le corti di uomini viziosi e scellerati. Che dirà colui che scrive a Roma? Va', scrivi questo. Aveva allora bella faccia, cioè bei costumi. I capelli belli erano i pensieri, che aveva tutti a Dio. Gli occhi belli erano: il destro, col quale riguardava le cose spirituali; il sinistro, col quale guardava le temporali, le quali distribuiva ai poveri. Guarda San Gregorio, che dava tutto ai poveri: mangiava sempre coi poveri, aveva l'olfatto pieno di odore dei santi; la bocca bella alle predicazioni e alle buone parole. Le poppe colle quali lattava ognuno, erano il vecchio e il nuovo testamento; le belle mani erano le buone opere piene di carità. Così era la madre tua in quel tempo; ma non è più donna; non ci è più carità. Dove è la bella faccia, cioè i costumi? Dove sono i capelli, cioè le cogitazioni delle cose spirituali? Dove sono le mani, cioè le buone operazioni? Le sono tutte date alla rapina. Le poppe sono tutte guaste: non ci è gusto niente, non si dà più latte, non ci è più odore di santi; ella è diventata una leonessa. La donna è diventata leonessa rapace crudele degli altri animali. La leonessa è molto lasciva, così ora vediamo ogni cosa piena di lascivia.
 
 Fonte:Opportune Importune...


Il domenicano Girolamo Savonarola iniziò la predicazione dei Quaresimali - era il 17 Febbraio 1496 - con queste parole: 
Fatti in qua, ribalda Chiesa, fatti in qua ed ascolta quello che il Signore ti dice: Io ti avevo dato le belle vestimenta, e tu ne hai fatto idolo. I vasi desti alla superbia; i sacramenti alla simonia; nella lussuria sei fatta meretrice sfacciata; tu sei peggio che bestia; tu sei un mostro abominevole. Una volta ti vergognavi dei tuoi peccati, ma ora non più. 
Il 24 Febbraio tuonò dal pulpito:
Noi non diciamo se non cose vere, ma sono li vostri peccati che profetano contra di voi [...] noi conduciamo li uomini alla simplicità e le donne ad onesto vivere, voi li conducete a lussuria e a pompa e a superbia, ché avete guasto il mondo e avete corrotto li uomini nella libidine, le donne alla disonestà, li fanciulli avete condotto alle soddomie e alle spurcizie e fattoli diventare come meretrici.

sabato 28 gennaio 2017

"Guardatevi dai falsi Profeti che vengono a voi in veste di agnelli, in verità nell’intimo sono lupi rapaci"...



Pio IX
Graves ac diuturnae

Le gravi e diuturne insidie, e gli sforzi che ogni giorno più compiono in codesta regione i neo-eretici, che si dicono vecchi cattolici, per ingannare e strappare dall’avita fede il popolo fedele, Ci muovono, per dovere del supremo Nostro Apostolato, a portare con ogni zelo le cure e le sollecitudini paterne in difesa della salute spirituale dei Nostri Figli. Ci è noto infatti, Venerabili Fratelli, e con dolore lo deploriamo, che i predetti scismatici ed eretici, nel territorio della diocesi di Basilea, ed in altri luoghi di codesta regione, mentre la libertà religiosa dei cattolici è pubblicamente oppressa dalle leggi scismatiche, essi, col favore dell’autorità civile, esercitano il ministero della condannata loro setta, e, occupate violentemente le parrocchie e le chiese da preti apostati, non tralasciano alcun genere di frode e di artificio per attirare miseramente nello scisma i Figli della Chiesa cattolica. Siccome poi fu sempre proprio e peculiare degli eretici e degli scismatici l’usare simulazione ed inganni; così questi Figli delle tenebre (che debbono annoverarsi fra coloro ai quali fu detto dal Profeta: "Guai a voi, figli disertori, che nutrite fiducia nella Protezione dell’Egitto: avete respinto il Verbo e avete confidato nella calunnia e nel disordine") nulla hanno maggiormente a cuore che d’ingannare gl’incauti e gl’ignoranti, e trarli negli errori con la simulazione e l’ipocrisia, ripetendo pubblicamente che non respingono la Chiesa cattolica e il suo Capo visibile, ma anzi desiderano la purezza della dottrina cattolica, e sono essi soli cattolici ed eredi dell’antica fede. Di fatto essi non vogliono riconoscere tutte le prerogative del Vicario di Cristo in terra, né sono ossequienti al supremo magistero di Lui.

Per diffondere poi ampiamente le loro dottrine eretiche, sappiamo pure che alcuni di essi hanno assunto l’ufficio d’insegnare la sacra teologia nell’Università di Berna, sperando in tale modo di potere guadagnare fra la gioventù cattolica nuovi seguaci della loro condannata fazione. Noi abbiamo già riprovato e condannato questa deplorabile setta, che dal vecchio sacco degli eretici ha estratto tanti errori contro i sovrani principi della fede cattolica, rovescia i fondamenti della religione cattolica, impudentemente respinge le dogmatiche definizioni del Concilio Ecumenico Vaticano, e in tanti modi lavora per la rovina delle anime. Con la Nostra lettera pubblicata il 21 novembre dell’anno 1873, abbiamo detto e dichiarato che quegli infelici, i quali a tale setta appartengono e ad essa danno adesione e favore, sono segregati dalla comunione della Chiesa e devono ritenersi scismatici. Dichiarando ora di nuovo e pubblicamente questa stessa cosa, crediamo Nostro dovere, Venerabili Fratelli, di rivolgerci a voi affinché, con quello specchiato vostro zelo e con quella egregia vostra virtù, di cui avete dato splendidi esempi nel sostenere tribolazioni per la causa dl Dio, in ogni modo possibile difendiate l’unità della fede nei vostri fedeli, e richiamiate alla loro memoria che si guardino con ogni attenzione da quegl’insidiosi nemici del gregge di Cristo e dai loro pascoli velenosi; rifuggano assolutamente dai loro riti religiosi, dalle istruzioni, dalle cattedre di pestilenza, erette per insegnare impunemente le sacre dottrine; dai loro scritti e da qualunque contatto; non sopportino alcuna convivenza e relazione coi preti intrusi ed apostati dalla fede, i quali osano esercitare gli uffici del ministero ecclesiastico, e sono privi di legittima missione e di qualsiasi giurisdizione; aborriscano dai medesimi come da estranei e da ladri, i quali vengono solo per rubare, per uccidere, per rovinare. Infatti i Figli della Chiesa debbono pensare che si tratta di custodire il preziosissimo tesoro della fede, senza la quale è impossibile piacere a Dio, ed insieme di conseguire il fine della fede, la salvezza delle anime proprie, seguendo la retta via della giustizia.


 E poiché conosciamo che costì, oltre alle altre leggi ostili alla divina costituzione ed all’autorità della Chiesa, ne sono state emanate altre dall’autorità civile, assolutamente contrarie alle prescrizioni canoniche relative al matrimonio cristiano, e che con queste leggi sono del tutto conculcate l’autorità e la giurisdizione ecclesiastica, non possiamo fare a meno, Venerabili Fratelli, di esortarvi nel Signore affinché con opportune istruzioni spieghiate ai vostri fedeli la dottrina cattolica sul matrimonio cristiano, e ricordiate loro ciò che molte volte nelle Nostre Lettere Apostoliche o nelle Allocuzioni, specialmente in quelle del 9 e 27 settembre 1852, abbiamo inculcato intorno a questo Sacramento, ond’essi conoscano pienamente la santità e la forza di questo Sacramento, e in ciò conformandosi piamente alle leggi canoniche, possano evitare quei mali che derivano nelle famiglie e nella umana società dalla dispregiata santità del matrimonio.

mercoledì 18 gennaio 2017

"la falsa docenza di Amoris Laetitia dell'eretico Antipapa Francesco"...

 Fonte: Vaticano Cattolico...
Redatto da
Monastero della Famiglia Santissima

Come parte della loro implementazione della notoriamente eretica docenza di Amoris Laetitia ad opera di Antipapa Francesco, gli apostatici "vescovi" Maltesi della setta del Vaticano II dichiarano ormai apertamente che
"le persone risposate [ossia, coloro viventi in situazioni adultere ed in secondi sposalizi, invalidi] dovrebbero ricevere la Comunione se reputassero di trovarsi in pace con Dio. In un nuovo documento, Criteri per l'applicazione dell'ottavo capitolo di Amoris Laetitia, i vescovi dettano che se 'una persona separata o divorziata vivente una nuova unione arriva, con una coscienza formata ed illuminata, a riconoscere e credere di essere in pace con Dio, non le può essere impedito di accostarsi ai Sacramenti della Riconciliazione e dell'Eucaristia.'"
(Catholic Herald)


Chiaramente, si tratta di un totale rigetto della dogmatica docenza Ecclesiastica sull'indissolubilità del Santo Matrimonio e sull'invalidità ed adulterio dei cosiddetti secondi sposalizi: esso ripudia la proclamazione Scritturale e dogmatica per cui l'adulterio pone in uno stato di peccato mortale e per la quale coloro viventi in uno stato di peccato mortale non possono essere ammessi alla Santa Eucaristia. Gli apostatici "vescovi" Maltesi hanno ancora dichiarato che evitare il sesso con una nuova compagna sarebbe "impossibile. Il documento Maltese è firmato dall'arcivescovo Carlo Scicluna di Malta, già studente di dottorato del cardinale Burke, e dal vescovo Mario Grech di Gozo." Il documento è stato anche pubblicato dal giornale Vaticano, L'osservatore Romano.

Le linee guida dei "vescovi" Maltesi sono state pubblicate in un documento distribuito ad ogni "prete" della "arcidiocesi" di Malta, Malta, e della "diocesi" di Gozo, Malta. Esse hanno ancora diretto che una lettera spiegante dette linee guide venisse letta durante la "Santa Messa" Domenicale in tutte le chiese Maltesi: esse desideravano assicurarsi che tutti fossero al corrente della malvagità per la quale gli adulteri detengono il permesso ufficiale di ricevere l'apparente Santa Comunione presso la setta del Vaticano II. Trattasi di un altro primo esempio del perché un eretico come Antipapa Francesco potrebbe essere mai un valido Papa, non dovendo riconoscerlo come tale. I di lui soggetti, come cotali "vescovi" Maltesi, semplicemente seguenti ed implementanti la falsa docenza di Amoris Laetitia dell'eretico Antipapa Francesco, promulgata dall'intera setta del Vaticano II, adotteranno e spargeranno la falsa docenza del loro egemone necessariamente, indi guidando le anime verso la dannazione. È per ciò che la Chiesa Cattolica insegna che un eretico non può essere un valido Papa o detenere un ufficio presso di essa: appena diviene chiaro che qualcheduno sia un eretico o professi una falsa fede egli deve essere rigettato come un acattolico detenente autorità nessuna sui Cattolici. Le notizie Maltesi illustrano ulteriormente la maniera per la quale quei falsi tradizionalisti ostinatamente insistenti che l'apostatico Antipapa Francesco ed i suoi "vescovi" detengano autorità non solamente negano singolarmente la docenza Cattolica bensì guidano intere moltitudini in giro per il mondo verso l'eresia ed il peccato mortale, comunicandoli di rimanere soggette agli eretici trasmettenti loro una falsa religione e conducentili nel peccato mortale.

Nel Novembre 2016 la "diocesi" di San Diego, SUA, della setta del Vaticano II proclamò in maniera simile che "i Cattolici risposati avrebbero potuto concludere che Iddio li stava chiamando a ritornare ad una piena partecipazione alla vita Ecclesiastica ed Eucaristica." (www.sdcatholic.org)

Tutto ciò è dell'eresia notoria ed un nuovo e falso vangelo, rigettante la docenza di Gesù Cristo e della Chiesa Cattolica sul Santo Matrimonio. Essa è dell'ulteriore prova assoluta per cui Antipapa Francesco non è un Papa e per la quale la sua apostatica gerarchia non è Cattolica. La setta del Vaticano II è la contro Chiesa Cattolica degli ultimi tempi profetizzata. Gesù Cristo proclamò quanto seguita.
Luca 16:18: "Chiunque ripudia la propria moglie, e ne prende un'altra commette adulterio; e chiunque sposa quella che è stata ripudiata dal marito, commette adulterio."

domenica 25 dicembre 2016

LA SORDITA' E LA CECITA' DELL'EMPIO...



 Il dolore, la sofferenze, la morte. Non è facile, credetemi, parlare di argomenti tanto alti senza esser percorsi da un timore reverenziale. E compulsare la Sacra Scrittura, gli scritti dei Santi Padri, i documenti del Magistero, le fonti liturgiche dimostra che è proprio nel mistero della sofferenza umana che la nostra Religione si mostra in tutta la sua ineffabile perfezione, e si pone come unica risposta credibile alle nostre domande. Poiché Cristo ha compiuto l'opera della Redenzione proprio attraverso la Passione e la Morte, rendendo il dolore strumento di salvezza e di riscatto, ma anche motivo di speranza.

Il senso della sofferenza umana è compendio del nostro Credo, perché nella sofferenza si è compiuta la nascita, la vita e la morte di Colui che, incarnandosi nel seno della Vergine Maria, ha sconfitto la morte del corpo, ma ancor più la morte dell'anima.

Ma proprio perché la sofferenza è legata intimamente ai Misteri della nostra Fede - la Ss.ma Trinità, l'Incarnazione, la Passione, la Resurrezione - non è possibile dare una risposta alla spontanea domanda dell'uomo senza coinvolgere tutte le Verità della Fede, sì che ogni dogma - anche quello che può sembrare più marginale - manifesta la propria ragione e necessità. Negare uno solo dei dogmi della nostra Fede, significa scardinare l'intero edificio cattolico, ma ancor prima significa profanare quel corpus organico perfettissimo che la Sapienza infinita di Dio ha posto come unico strumento di salvezza eterna per l'uomo corrotto dal peccato. Significa, in ultima analisi, negare quanto Nostro Signore ci ha insegnato non per istruirci intellettualmente, ma per consentirci - ancorché immeritevoli - di restaurare l'ordine mirabile che per nostra colpa abbiamo infranto in Adamo. Significa attentare a Cristo medesimo, che è Verità Egli stesso, Verbo eterno del Padre. 

25 DICEMBRE SANTO NATALE IN NATIVITATE DÓMINI NOSTRI IESU CHRISTI SANTE MESSA "Non Una Cum" GLI APOSTATI VATICANOSECONDISTI...

 Santa Messa "Non Una Cum" in die...

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EPISTOLA Léctio Epístolæ ad Hebræos, 1, 1-12  
Multifáriam, multísque modis olim Deus lóquens pátribus in prophétis: novíssime diébus istis locútus est nobis in Fílio, quem constítuit herédem universórum, per quem fecit et sæcula: qui cum sit splendor glóriæ, et figúra substántiæ eius, portánsque ómnia verbo virtútis suæ, purgatiónem peccatórum fáciens, sedet ad déxteram maiestátis in excélsis: tanto mélior Ángelis efféctus quanto defferéntius præ illis nomen hereditávit. Cui enim dixit aliquándo Angelórum: Fílius meus es tu, ego hódie génui te? Et rursum: Ego ero illi in patrem, et ipse erit mihi in fílium? Et cum íterum introdúcit primogénitum in orbem terræ, dicit: Et adórent eum ómnes Ángeli Dei. Et ad ángelos quidem dicit: Qui facit Ángelos suos spíritus, et minístros suos flammam ignis. Ad Fílium áutem: Thronus tuus, Deus, in sæculum sæculi: virga æquitátis, virga regni tui. Dilexísti iustítiam, et odísti iniquitátem: proptérea unxit te Deus, Deus tuus, óleo exsultatiónis præ particípibus tuis. Et: Tu in princípio, Dómine, terram fundásti: et ópera manuum tuárum sunt coeli. Ipsi períbunt, tu áutem permanébis: et omnes ut vestiméntum veteráscent: et velut amíctum mutábis eos, et mutabúntur: tu áutem idem ipse es, et anni tui non defícient.
M. - Deo grátias.
  
 
Dio, che aveva già parlato nei tempi antichi molte volte e in diversi modi ai padri per mezzo dei profeti, ultimamente, in questi giorni, ha parlato a noi per mezzo del Figlio, che ha costituito erede di tutte le cose e per mezzo del quale ha fatto anche il mondo. Questo Figlio, che è irradiazione della sua gloria e impronta della sua sostanza e sostiene tutto con la potenza della sua parola, dopo aver compiuto la purificazione dei peccati si è assiso alla destra della mæstà nell'alto dei cieli, ed è diventato tanto superiore agli angeli quanto più eccellente del loro è il nome che ha ereditato. Infatti a quale degli angeli Dio ha mai detto: Tu sei mio figlio; oggi ti ho generato? E ancora: Io sarò per lui padre ed egli sarà per me figlio? E di nuovo, quando introduce il primogenito nel mondo, dice: Lo adorino tutti gli angeli di Dio. Mentre degli angeli dice: Egli fa i suoi angeli pari ai venti, e i suoi ministri come fiamma di fuoco, del Figlio invece afferma: Il tuo trono, Dio, sta in eterno e: Scettro giusto è lo scettro del tuo regno; hai amato la giustizia e odiato l'iniquità, perciò ti unse Dio, il tuo Dio, con olio di esultanza più dei tuoi compagni. E ancora: Tu, Signore, da principio hai fondato la terra e opera delle tue mani sono i cieli. Essi periranno, ma tu rimani; invecchieranno tutti come un vestito. Come un mantello li avvolgerai, come un abito e saranno cambiati; ma tu rimani lo stesso, e gli anni tuoi non avranno fine.
M. - Deo grátias. 

venerdì 9 dicembre 2016

Articolo per le “vedove ratzingeriane”...

Le troppe “vedove ratzingeriane” leggano e traggano profitto…
L’EDITORIALE DEL VENERDI
di Arai Daniele

Questo 2016 si chiude ancora all’ombra sinistra di due guerre senza fine. Le abbiamo descritte nell’articolo precedente, ma per i cattolici è sempre bene approfondire le sue radici religiose, da dove spunta ogni male nella società umana. Se non lo fa direttamente, lo fa minando le difese della Verità, come sia la fortezza del Sacrificio perpetuo menzionato dal profeta Daniele e ricordato da Gesù stesso come segno della fine.
Qui un breve approfondimento sarà fatto con riferimento alla «lezione di Ratzinger», allineato in pieno alla giustificazione di Lutero, tesi con cui Bergoglio imperversa sempre più.
Lo faremmo seguendo quanto pubblicato dal vaticanista Sandro Magister: « Joseph Ratzinger torna in cattedra; Non la cattedra di vescovo di Roma, ma quella di professore di teologia. Una inattesa lezione del papa emerito sulle questioni capitali del pensiero cristiano d’oggi. Sì, ma a controsenso del pensiero cristiano di sempre.
  • «ROMA, 18 marzo 2016 – Il testo di Joseph Ratzinger di cui sotto sono riprodotti i brani salienti non è inedito. Era già stato letto dal suo segretario Georg Gänswein durante un convegno organizzato a Roma dai gesuiti della Rettoria del Gesù, tra l’8 e il 10 ottobre 2015, mentre in Vaticano era in corso il sinodo sulla famiglia. Ma fino a due giorni fa questo testo, che ha la forma dell’intervista, era noto soltanto a pochissimi. Mentre ora sta per uscire in un libro che raccoglie gli atti di quel convegno. Mercoledì 16 marzo il quotidiano “Avvenire” ne ha anticipato ampi stralci, rivelando anche il nome dell’intervistatore. E poche ore dopo “L’Osservatore Romano” l’ha pubblicato integralmente: «La fede non è un’idea ma la vita. Intervista al papa emerito Benedetto XVI Il tema del convegno era tipico della Compagnia di Gesù: “Per mezzo della fede. Dottrina della giustificazione ed esperienza di Dio nella predicazione della Chiesa e negli Esercizi Spirituali”. E gesuita era anche l’intervistatore, Jacques Servais, belga, discepolo del grande teologo Hans Urs von Balthasar. Ma da questo Ratzinger ha preso spunto per mettere a fuoco le questioni capitali del pensiero cristiano d’oggi, a partire da ciò che egli definisce “drastici capovolgimenti della nostra fede” e “profonde evoluzioni del dogma”, con le drammatiche “crisi” che ne conseguono. Senza esitare a liquidare come “del tutto errata” alla luce della teologia trinitaria una tesi che ha modellato per secoli la predicazione della Chiesa, quella secondo cui “il Cristo doveva morire in croce per riparare l’offesa infinita che era stata fatta a Dio e così restaurare l’ordine infranto”.
  • «Anche sul binomio giustizia / misericordia Ratzinger ha parole illuminanti (!), con un brevissimo rimando a papa Francesco sul quale hanno fatto leva gli adulatori dell’attuale pontefice, prontamente zittiti da “L’Osservatore Romano”… Se è Dio a doversi giustificare – Ecco dunque tre brani salienti di questo testo, che è il più ampio fin qui scritto da Ratzinger dopo la sua rinuncia al papato. Il testo era originariamente in lingua tedesca, ma è stato reso pubblico in italiano, tradotto dall’intervistatore con la revisione ultima dello stesso papa emerito.

lunedì 21 novembre 2016

"Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore".

 


Nota di Piergiorgio Seveso: chi è del “nostro giro” conosce quasi a memoria questo maraviglioso pezzo, degno di un infiammato quaresimalista, scritto dal musicologo Monsignor Domenico Celada nei primi anni della rivoluzione liturgica montiniana (giunta al suo compimento, dopo una progressiva descensus ad inferos, il 30 novembre 1969 – prima domenica d’Avvento). Il pezzo fu pubblicato su “Vigilia romana”, l’organo del movimento “Civiltà cristiana”: movimento e rivista che si dissolsero entrambi a metà degli anni Settanta. A quest’ultima collaborarono (o direttamente o indirettamente) molte penne note a chi ci legge: Monsignor Francesco Spadafora, padre Noel Barbara, il domenicano padre Luciano Cinelli, lo stimmatino padre Cornelio Fabro, il salesiano Don Giuseppe Pace, il francescano Antonio Coccia, l’abbè Louis Coache, Cristina Campo, l’allora padre Guerard Des Lauriers (futuro vescovo), alcuni cappellani militari (anche della RSI), altri laici come Fausto Belfiori, Tito Casini ed il suo direttore Franco Antico, poi arrestato durante le indagini per il “golpe Borghese”. 

Iniziativa coraggiosa e molto composita, vera manifestazione di quel variegato fronte anticomunista conservatore e monarchico che non seppe mai portare alle giuste conseguenze teologiche e ecclesiali il suo rifiuto della rivoluzione conciliare e quindi naturalmente ne venne triturato e si sfaldò in mille rivoli, spesso  contraddittori tra loro e ancor più spesso spurii e in ultima conniventi con quella rivoluzione che voleva combattere. Se “Vigilia romana” fu spazzata via per la sua intima e radicale debolezza (subendo anche l’onta suprema di una neutralizzazione post mortem come nel saggio di Giuseppe Brienza), va detto che oggi una rivista cattolica, con così grande spessore culturale, sarebbe impossibile (almeno nelle nostre terre) per la totale mancanza di ingegni e per la ancor più esiziale mancanza di coraggio in quel che resta del campo di Dio. Monsignor Celada, collaboratore anche de “Il tempo” e de “Lo Specchio”, presente alla stesura del “Breve esame critico del Novus Ordo Missae” , pagò il suo coraggio con la perdita della cattedra di Gregorianistica alla Lateranense, morendo relativamente giovane negli anni Settanta, ma i suoi scritti rimangono a testimonianza di una passione per la difesa della Messa romana che non vien meno. Siano queste parole di terribile monito e di severa minaccia a chi oggi vuole barattare i brandelli di ciò che resta di una primogenitura con un piatto di lenticchie (argentine). 



Tratto da “Vigilia Romana”  Anno III, N. 11, Novembre 1971.
di Monsignor Domenico Celada

E’ da tempo che desideravo scrivervi, illustri assassini della nostra santa Liturgia. Non già perch’io speri che le mie parole possano avere un qualche effetto su di voi, da troppo tempo caduti negli artigli di Satana e divenuti suoi obbedientissimi servi, ma affinché tutti coloro che soffrono per gli innumerevoli delitti da voi commessi possano ritrovare la loro voce.
Non illudetevi, signori. Le piaghe atroci che voi avete aperto nel corpo della Chiesa gridano vendetta al cospetto di Dio, giusto Vendicatore. Il vostro piano di sovversione della Chiesa, attraverso la liturgia, è antichissimo. Ne tentarono la realizzazione tanti vostri predecessori, molto più intelligenti di voi, che il Padre delle Tenebre ha già accolto nel suo regno. Ed io ricordo il vostro livore, il vostro ghigno beffardo, quando auguravate la morte, una quindicina d’anni fa, a quel grandissimo Pontefice che fu il servo di Dio Eugenio Pacelli, poiché questi aveva compreso i vostri disegni e vi si era opposto con l’autorità del Triregno.
Dopo quel famoso convegno di “liturgia pastorale”, sul quale erano cadute come una spada le chiarissime parole di Papa Pio XII, voi lasciaste la mistica assise schiumando rabbia e veleno.